Per chi soffre di troppa musica e Tecnica Alexander
Ottobre 28, 2008 cultura No CommentsRiporto questo articolo tratto dal Corriere della sera che credo possa interessare molti fisarmonicisti.
Tendiniti, spasmi dei muscoli delle braccia, compressioni del nervo sciatico. Sono disturbi che colpiscono spesso i professionisti delle sette note. Ma a Bari da qualche anno esiste una clinica che gratuitamente si dedica alla cura di queste malattie.
Robert Schumann, a forza di applicarsi maniacalmente ad estendere l’ anulare della mano destra, si procuro’ una lesione del tendine che gli impedi’ di suonare il pianoforte per il resto della vita; il grande violinista Salvatore Accardo ha dovuto ridurre al minimo l’ attivita’ concertistica per una grave tendinite al braccio. Sono solo alcune fra le vittime illustri di quella manualita’ virtuosa, frutto di un’ impostazione didattica rigida e ripetitiva (moltissimi esercizi per il pianoforte, ad esempio, valorizzano fino allo spasimo la capacita’ estensiva della mano), nata nel ‘ 700, perfezionata nell’ 800 e arrivata quasi intatta ai giorni nostri. Che la ripetizione del passaggio difficile non abbia la virtu’ taumaturgica che le e’ stata attribuita in passato lo cominciano a pensare anche gli esperti di musica, che si stanno, invece, accorgendo di quanto sia importante comprendere meglio i guai da “superlavoro” di questo mestiere. I disturbi. “Fra i pianisti la patologia piu’ diffusa e’ la tendinite, ma si verificano anche spasmi dei muscoli dell’ avambraccio e della mano” spiega il professor Alfredo Musajo Somma, chirurgo plastico, docente di Storia della musica dell’ Universita’ di Bari e ideatore della prima Music Clinic italiana, una struttura (gratuita per il paziente) dedicata alle malattie da “troppa” musica, nata a Bari nell’ 89 al Conservatorio N. Piccinni. “E di tendinite, con le stesse localizzazioni, soffrono i violinisti, soprattutto a carico della mano, dove e’ frequente un ispessimento della guaina in cui scorre il nervo mediano a livello della superficie flessoria del polso, la cosiddetta “sindrome del tunnel carpale”. Problemi analoghi punteggiano il percorso professionale dei chitarristi, che accusano anche contratture dei muscoli della spalla, sottoposti a torsioni continue. I violoncellisti vanno facilmente incontro a compressioni del nervo sciatico per il prolungato appoggio dello strumento sulla coscia. Chi suona, infine, trombe, tromboni, clarinetto e flauto soffre spesso d’ infiammazioni della bocca e di ragadi (piccole fenditure del labbro inferiore) dovute al ristagno di saliva”. La diagnosi. Alla Music Clinic di Bari, per intravedere la cura piu’ adatta al singolo caso, prima di tutto si studia il paziente durante l’ esibizione. Si fa, poi, eseguire lo stesso brano al docente, cosi’ da verificare se c’ e’ emulazione da parte dello scolaro. Emulazione che ha quasi sempre conseguenze disastrose perche’ e’ difficile copiare gli atteggiamenti di un’ altra persona senza incorrere in vizi di posizione. Il trattamento. Cerca di eliminare i focolai d’ infiammazione dei tendini (con gli ultrasuoni, la ionoforesi), di recuperare la forza dei muscoli (con una ginnastica appropriata) ma, soprattutto, punta a ricreare una postura e un modo di muoversi corretti. E qui le cose si fanno complesse: “Spiegare al musicista che queste patologie dei tendini sono legate a un’ eccessiva e, spesso, incongrua richiesta funzionale a certi gruppi muscolari non e’ facile ed e’ spesso fonte d’ ansia”, spiega ancora Musajo Somma. “In questa fase, quindi, si rivela prezioso un supporto psicologico”. La rieducazione. “Ma e’ lo strumento stesso che puo’ trasformarsi in un analista perfetto; dobbiamo tenere presente che e’ una specie di specchio sonoro del nostro gesto”, aggiunge il maestro Giampaolo Muntoni, che collabora con la clinica barese sia come pianista sia come psicoanalista. “Spesso noi musicisti commettiamo errori di ritmica corporea, rimaniamo tesi quando non si dovrebbe (e viceversa) perche’ non siamo allenati a “sentire” il corpo. Ma se impariamo ad analizzare il gesto e il nostro rapporto con lo strumento, sara’ possibile cambiare un’ abitudine motoria sbagliata. Per quanto sembri incredibile, il solo riuscire a percepirci mentre eseguiamo un gesto musicale ci da’ gia’ la possibilita’ , mentre lo compiamo, di padroneggiarlo”. Un lavoro complesso, dunque, quello della Music Clinic: non a caso i medici che vi lavorano (gratuitamente) sono diplomati in uno strumento musicale.

Il chitarrista Derek Bailey (scomparso nel 2005) ha intitolato il suo ultimo lavoro discografico “Carpal Tunnel”, uno dei disturbi più diffusi tra i chitarristi.
La tecnica Alexander
Il fisarmonicista e insegnante di Tecnica Alexander Claudio Jacomucci.
Quel che segue è uno stralcio di un intervista a Claudio Jacomucci che potete leggere integralmente sul sito www.accordions.com
La Tecnica Alexander è una disciplina che corregge e migliora il modo in cui usiamo noi stessi (il nostro corpo, la nostra mente) nelle attività quotidiane. Ci aiuta a ritrovare equilibrio, a migliorare la nostra coordinazione, a minimizzare la tensione, a non reagire impulsivamente agli stimoli ed a prevenire fastidiosi disturbi fisici. Insomma, ad avere piú controllo cosciente su noi stessi e su tutto quello che facciamo.
Se prendiamo per esempio suonare la fisarmonica e le sue problematiche cominciamo dal supporto: anche con una “corretta” meccanica o, se vogliamo, “posizione” dello strumento e del suo interprete, per sostenere il peso, generalmente, la nostra reazione è quella di irrigidire o di afflosciare il torace accorciando la colonna vertebrale e riducendo la capacità respiratoria.
L’attività ordinaria del mantice (aprirlo e richiuderlo) provoca quasi sempre una distorsione delle spalle e del torace (specie al momento della chiusura) con un irrigidimento del collo e dello stesso torace (trattenendo il respiro).
Questo scarso supporto posturale e la sua relativa tensione si trasmette agli arti, gambe e braccia, irrigidendo polsi e limitando la libertà delle dita.
Poi ci sono i problemi specifici come l’articolazione, i grandi intervalli, le sonorità spesse, i passaggi “scomodi” e quelli “impossibili”, il bellows shake e le tecniche specifiche.
A tutto questo possiamo aggiungere problemi da risolvere come la resistenza a sedere per svariate ore durante lo studio giornaliero (spesso abbracciando pesanti strumenti) e l’impatto con il pubblico, inevitabile.
Molti musicisti (come molti professionisti che usano il corpo in attività intense e ripetitive) si ritrovano con seri problemi e senza mezzi per risolverli se non quello di ricorrere alla medicina o alla chirurgia.
[../..]Per cominciare è bene ricordarsi che i musicisti sono individui; il loro strumento principale non è l’oggetto in cui soffiano o i tasti che toccano ma il meccanismo psico-fisico, ovvero la mente ed il corpo ed il modo il cui usano questo mezzo. Durante una lezione, l’insegnante chiede all’allievo di eseguire una semplice azione (come sedersi ed alzarsi da una sedia); l’insegnante guida con le sue mani questo movimento e cerca di far render conto all’allievo in che modo sta usando il suo meccanismo primario. Alexander scoprì, infatti, che dalla coordinazione di collo-testa-schiena (controllo primario) dipende la libertà e l’equilibrio del movimento generale. L’insegnante quindi incoraggia l’allievo a non reagire impulsivamente allo stimolo di fare qualcosa e lo guida nel compiere quell’azione con piú libertà, coordinazione e controllo utilizzando il pensiero durante l’azione. Questa è la cosa più importante, fermarsi e pensare durante l’attività, non prima e dopo. Quando siamo in grado di mantenere questo pensiero senza cadere nelle abitudini di sempre, allora possiamo cimentarci in attività più complesse mantenendo l’espansione ed elasticità.












