Rune Larsen

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Rune Larsen è un eclettico e geniale compositore e fisarmonicista norvegese con uno stile molto particolare nel suonare e intendere la fisarmonica. Il suo canale youtube vale sicuramente una visita, molte originali interpretazioni (dove lui compare spesso mascherato) da Libertango a brani jazz, blues e addirittura metal. Molti anche i video curiosi (la sirena della polizia, la finta fisarmonica). Geniale inoltre di la sua interpretazione di Tea for two.

Il suo sito ufficiale.

Rune Larsen Myspace.

Un interessante sito.

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Segnalo questo interessante sito argentino dove si possono trovare notizie, curiosità e anche diversi spartiti con musica di vario genere:

Acordeonisma

Accordatura delle ance.

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Alcune interessanti fotografie del sig. Cladio Beltrami mentre accorda le voci di una fisarmonica con un particolare strumento di sua costruzione:

Le foto sono tratte dal sito: www.neworleansjazz.de

Accordion’s Digest

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E’ uscito il terzo numero della rivista virtuale Accordion’s Digest.

Si può scaricare direttamente dal sito Accordion Planet.


Sempre parlando di editoria è arrivato al quarto numero “Strumenti e musica”  periodico dedicato agli strumenti musicali con particolare attenzione alla fisarmonica.

Fisarmonica tastiera sistema Kravtsov

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Il professor Kravtsov ha studiato e creato un sistema che permettesse ai fisarmonicisti a tastiera piano di pareggiare in velocità e facilità con quelli a bottoni. L’idea di Kravtsov è quella di fare avvicinare tutti coloro che provengono dallo studio di uno strumento a tastiera, che sono molto diffusi, alla fisarmonica senza dover cambiare completamente l’impostazione e l’abilità imparata in precedenza passando ad una fisarmonica a bottoni.

Ha studiato e sviluppato inoltre anche un nuovo sistema per la mano sinistra completamente innovativo per concezione permettendo anche l’uso del pollice della mano sinistra.

Per saperne di più sul sito accordion kravtsov si trovano foto e spiegazioni dettagliate sul funzionamento e la disposizione dei tasti per la mano destra e i bottoni per la sinistra.

Per vedere e sentire questa particolare fisarmonica ecco un video: Opale Concerto Part 1

 

Buon Natale

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Ancia libera augura a tutti Buon Natale!

Ho trovato quanto scritto di seguito girovagando in rete, non ho idea chi sia l’autore ma mi sembra simpatico riportare integralmente questa dichiarazione d’amore nei confronti della fisarmonica.

“La fisarmoooonica, la senti suona per nooooooi.”

Lo strumento senza opinioni, letteralmete, non quello su cui non sono state scritte opinioni ma proprio senza idee preconcette. Su di essa se ne hanno molte confondendola ora con l’Accordeon ora con il Bandoneon, ora col “du botti”. Eppure le differenze sono sostanziali. Sui libri di orchestrazione ad usum delphini conservatoriensis si legge: “Strumento a tasiera e ad ancia. Poco incline alle espressioni più raffinate e di difficile collocazione nell’ambito di un equilibrato ensemble strumentale, vuoi per la pochezza del timbro vuoi per l’origine da bettola” Già questo basterebbe a farne la mia beniamina primo perché il suo timbro, supposto povero, è solo oggettivo (dal punto di vista delle componenti del suono), secondo perché l’origine da bettola (inesattezza colpevole, ma lasciamo correre) me la rende simpatica: chi non si è mai divertito da pazzi mentre gioca a carte con gli amici, parlando di donne (gioie e dolori…e non è una frase fatta, per me), bevendo del buon vino contraffatto ma generoso e ascoltando la Vedova allegra o qualche polka improvvisata sulla fisarmonica? Senz’anima, bella senz’anima, sembra una canzone di Cocciante, e proprio questo mi fa pensare. La sua anima è candida, invece, lo strumentista può servirsene per esporre la sua senza correre il rischio di essere preso troppo sul serio (leggi romanticismo da strapazzo). Eppoi come lo spiegate che è onnipresente in tutte dico tutte le civiltà mondiali dall’equatore in su?
Certo, quella che conosciamo è diversa di volta in volta, da paese a paese ma essa è talmente pregnante da fare “Francia”, la mala francese, se solo ascoltiamo degli accordi discendenti con una melodia un tantino meretrice. Io credo che la nostra posizione nei suoi confronti sia come quella che abbiamo nei confronti del parente povero: gli vogliamo bene, talvolta ci fa piacere scambiare due chiacchiere ma dopo un po’ ci mette in imbarazzo.
E’ dimostrato scientificamente che le ciglia della “chiocciola” (sto parlando dell’orecchio interno non di un ristorante francese) è impossibilitato a percepire, meglio, collocare tutti i suoni. Le ciglia, per così dire, scansionano il suono e ne riamandano una versione elettrostatica di una complessità impressionante al nervo acustico.
Ora, la fisarmonica dà problemi alle “ciglia”, vibratili e sensibili quanto si vuole ma pur sempre limitate. Da parte mia non dimenticherò mai quella musica raccolta da etnomusicologi russi nei pressi di Novosibirsk. Una fisarmonica, una tibia (sì proprio un flauto ricavato da una tibia di non so quale animale) e una Balalaika bassa (sorta di misterioso triangolo a sei corde dai suoni molto gravi).
Il gruppo intonava una melodia che, ad evidentiam, non avevano composto loro ma che comunque si perde nella notte dei tempi.
Cos’era la Fisarmonica!
Il vento siberiano e il caldo sole del mar Rosso, voce di organi di chiese ortodosse sparse nelle tundre sconfinate, voce di un popolo che di schiavitù è vissuto fono a qualche tempo fa.
Eppoi il calore…un calore che solo un suono senza ambagi può dare perchè non sai se gli sta dentro o ce lo mette l’esecutore o tutte e due le cose. Come dimenticare la scena del Wozzeck di Berg, ambientata in una taverna, quando Wozeck viene a sapere del tradimento di Maria e si avvia ad ucciderla. Solo quel suono “estraneo” alla nostra Kultura Kolta ci poteva restituire il senso di perdita di equilibrio dell’universo. Sì, l’universo è sconquassato nel suo cuore da una infima fisarmonica. Eppoi: un brano che tutti dovremmo ascoltare.
Il vaso di Pandora di Mauricio Kagel, musicista argentino che davvero scopre il male con l’allegria di un naufragio (il poeta docet).
Gli serviva un suono che desse l’atroce senso della confusione tra bene e male, che fosse espressivo ma non catartico.
SOLO LA FISARMONICA. Se poi passiamo al bandoneon chi non si turba ascoltando un valzer di Piazzolla o, addirittura, il suo Concerto per Bandoneon e Orchestra? Oggi, limitandoci alla Fisarmonica fissata, nella struttura generale, da Orsi su finire dell’Ottocento, possiamo dire che ogni barriera è caduta.
Ma questa volta - non sono un passatista e lo sapete bene - a discapito dello strumento.
Ascolto sempre con molta tristezza le trascrizioni della Gazza ladra di Rossini e addirittura della Toccata e fuga in re minore di Bach: la scimmiottatura ridicola di un organo.
Andava bene quando, nei paesi lontani dalla civiltà, l’unico mezzo per ascoltare musica che non fosse di strada era appunto costituito dalla fisarmonica…ma ora. W i valzerini in cui gli strumentisti fanno a fara di velocità inserendo note ridicolmente ma teneramente estranee. I migliori strumenti costano anche svariati milioni e la fabbrica più conosciuta è ad Ancona.
Si è tentata anche la Fisa eletronica: un obbrobrio.
A pensarci bene è tanto che non ne vedo più. Io sono una fisarmonica, suonatemi come più vi piace, amici!

Giorgio

Marco Fratantonio

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Chi era Marco Fratantonio?

Marco Fratantonio fisarmonicista Svizzero (di origini italiane) quattro volte campione d’Europa di fisarmonica (due da solista e due in coppia), oltre 500 concerti tra Europa e Nordamerica. Con Giorgio Conte, Rossana Casale e il cantautore italiano Luca Ghielmetti sul palco del prestigioso “Premio Tenco” di Sanremo. E’ stato interprete, rinomato strumentista d’appoggio, nonché valido autore. Il suo nome era noto ai massimi esponenti della fisarmonica a livello mondiale, come il M. Peter A. Soave e innumerevoli altri artisti di livello internazionale. Molteplici infatti sono stati gli incontri, le sue amicizie e le sue collaborazioni con i grandi nomi del panorama della musica italiana, europea e nordamericana cantautoriale, jazz, leggera e per film. Basti citare Georges Moustaki (artista, cantautore, compositore, paroliere, musicista e poeta francese d’origine greca che ha scritto brani per Yves Montand, Serge Reggiani, Dalila nonché la storica Milord di Édith Piaf), Lucio Fabbri (polistrumentista e produttore italiano, già collaboratore di Demetrio Stratos degli Area, Eugenio Finardi, violinista della Premiata Forneria Marconi-PFM, direttore d’orchestra del Festival della canzone italiana di Sanremo, storico arrangiatore dei brani di Fabrizio De Andrè), Roy Paci, Rossana Casale, Nelson Veras, Giorgio Conte e molti altri.
Marco Fratantonio ha anche all’attivo un proprio lavoro discografico, pubblicato nel gennaio 2004, dal titolo “Origini” del quale consiglio vivamente l’ascolto, per bravura, gusto e sensibilità musicale (potete trovare una recensione  di Paolo Picchio su AccordionsWorldwide).

Il 5 luglio del 2007, Marco Fratantonio ha smesso per sempre di suonare la sua fisarmonica.

Per saperne di più visitate il sito dell’associazione culturale “Origini” a lui dedicata (e dal quale ho tratto le informazioni di questo articolo).

Per chi soffre di troppa musica e Tecnica Alexander

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Riporto questo articolo tratto dal Corriere della sera che credo possa interessare molti fisarmonicisti.

Tendiniti, spasmi dei muscoli delle braccia, compressioni del nervo sciatico. Sono disturbi che colpiscono spesso i professionisti delle sette note. Ma a Bari da qualche anno esiste una clinica che gratuitamente si dedica alla cura di queste malattie.

Robert Schumann, a forza di applicarsi maniacalmente ad estendere l’ anulare della mano destra, si procuro’ una lesione del tendine che gli impedi’ di suonare il pianoforte per il resto della vita; il grande violinista Salvatore Accardo ha dovuto ridurre al minimo l’ attivita’ concertistica per una grave tendinite al braccio. Sono solo alcune fra le vittime illustri di quella manualita’ virtuosa, frutto di un’ impostazione didattica rigida e ripetitiva (moltissimi esercizi per il pianoforte, ad esempio, valorizzano fino allo spasimo la capacita’ estensiva della mano), nata nel ‘ 700, perfezionata nell’ 800 e arrivata quasi intatta ai giorni nostri. Che la ripetizione del passaggio difficile non abbia la virtu’ taumaturgica che le e’ stata attribuita in passato lo cominciano a pensare anche gli esperti di musica, che si stanno, invece, accorgendo di quanto sia importante comprendere meglio i guai da “superlavoro” di questo mestiere. I disturbi. “Fra i pianisti la patologia piu’ diffusa e’ la tendinite, ma si verificano anche spasmi dei muscoli dell’ avambraccio e della mano” spiega il professor Alfredo Musajo Somma, chirurgo plastico, docente di Storia della musica dell’ Universita’ di Bari e ideatore della prima Music Clinic italiana, una struttura (gratuita per il paziente) dedicata alle malattie da “troppa” musica, nata a Bari nell’ 89 al Conservatorio N. Piccinni. “E di tendinite, con le stesse localizzazioni, soffrono i violinisti, soprattutto a carico della mano, dove e’ frequente un ispessimento della guaina in cui scorre il nervo mediano a livello della superficie flessoria del polso, la cosiddetta “sindrome del tunnel carpale”. Problemi analoghi punteggiano il percorso professionale dei chitarristi, che accusano anche contratture dei muscoli della spalla, sottoposti a torsioni continue. I violoncellisti vanno facilmente incontro a compressioni del nervo sciatico per il prolungato appoggio dello strumento sulla coscia. Chi suona, infine, trombe, tromboni, clarinetto e flauto soffre spesso d’ infiammazioni della bocca e di ragadi (piccole fenditure del labbro inferiore) dovute al ristagno di saliva”. La diagnosi. Alla Music Clinic di Bari, per intravedere la cura piu’ adatta al singolo caso, prima di tutto si studia il paziente durante l’ esibizione. Si fa, poi, eseguire lo stesso brano al docente, cosi’ da verificare se c’ e’ emulazione da parte dello scolaro. Emulazione che ha quasi sempre conseguenze disastrose perche’ e’ difficile copiare gli atteggiamenti di un’ altra persona senza incorrere in vizi di posizione. Il trattamento. Cerca di eliminare i focolai d’ infiammazione dei tendini (con gli ultrasuoni, la ionoforesi), di recuperare la forza dei muscoli (con una ginnastica appropriata) ma, soprattutto, punta a ricreare una postura e un modo di muoversi corretti. E qui le cose si fanno complesse: “Spiegare al musicista che queste patologie dei tendini sono legate a un’ eccessiva e, spesso, incongrua richiesta funzionale a certi gruppi muscolari non e’ facile ed e’ spesso fonte d’ ansia”, spiega ancora Musajo Somma. “In questa fase, quindi, si rivela prezioso un supporto psicologico”. La rieducazione. “Ma e’ lo strumento stesso che puo’ trasformarsi in un analista perfetto; dobbiamo tenere presente che e’ una specie di specchio sonoro del nostro gesto”, aggiunge il maestro Giampaolo Muntoni, che collabora con la clinica barese sia come pianista sia come psicoanalista. “Spesso noi musicisti commettiamo errori di ritmica corporea, rimaniamo tesi quando non si dovrebbe (e viceversa) perche’ non siamo allenati a “sentire” il corpo. Ma se impariamo ad analizzare il gesto e il nostro rapporto con lo strumento, sara’ possibile cambiare un’ abitudine motoria sbagliata. Per quanto sembri incredibile, il solo riuscire a percepirci mentre eseguiamo un gesto musicale ci da’ gia’ la possibilita’ , mentre lo compiamo, di padroneggiarlo”. Un lavoro complesso, dunque, quello della Music Clinic: non a caso i medici che vi lavorano (gratuitamente) sono diplomati in uno strumento musicale.

Il chitarrista Derek Bailey (scomparso nel 2005) ha intitolato il suo ultimo lavoro discografico “Carpal Tunnel”, uno dei disturbi più diffusi tra i chitarristi.

La tecnica Alexander

Il fisarmonicista e insegnante di Tecnica Alexander Claudio Jacomucci.

Quel che segue è uno stralcio di un intervista a Claudio Jacomucci che potete leggere integralmente sul sito www.accordions.com

La Tecnica Alexander è una disciplina che corregge e migliora il modo in cui usiamo noi stessi (il nostro corpo, la nostra mente) nelle attività quotidiane. Ci aiuta a ritrovare equilibrio, a migliorare la nostra coordinazione, a minimizzare la tensione, a non reagire impulsivamente agli stimoli ed a prevenire fastidiosi disturbi fisici. Insomma, ad avere piú controllo cosciente su noi stessi e su tutto quello che facciamo.
Se prendiamo per esempio suonare la fisarmonica e le sue problematiche cominciamo dal supporto: anche con una “corretta” meccanica o, se vogliamo, “posizione” dello strumento e del suo interprete, per sostenere il peso, generalmente, la nostra reazione è quella di irrigidire o di afflosciare il torace accorciando la colonna vertebrale e riducendo la capacità respiratoria.
L’attività ordinaria del mantice (aprirlo e richiuderlo) provoca quasi sempre una distorsione delle spalle e del torace (specie al momento della chiusura) con un irrigidimento del collo e dello stesso torace (trattenendo il respiro).
Questo scarso supporto posturale e la sua relativa tensione si trasmette agli arti, gambe e braccia, irrigidendo polsi e limitando la libertà delle dita.
Poi ci sono i problemi specifici come l’articolazione, i grandi intervalli, le sonorità spesse, i passaggi “scomodi” e quelli “impossibili”, il bellows shake e le tecniche specifiche.
A tutto questo possiamo aggiungere problemi da risolvere come la resistenza a sedere per svariate ore durante lo studio giornaliero (spesso abbracciando pesanti strumenti) e l’impatto con il pubblico, inevitabile.
Molti musicisti (come molti professionisti che usano il corpo in attività intense e ripetitive) si ritrovano con seri problemi e senza mezzi per risolverli se non quello di ricorrere alla medicina o alla chirurgia.
[../..]Per cominciare è bene ricordarsi che i musicisti sono individui; il loro strumento principale non è l’oggetto in cui soffiano o i tasti che toccano ma il meccanismo psico-fisico, ovvero la mente ed il corpo ed il modo il cui usano questo mezzo. Durante una lezione, l’insegnante chiede all’allievo di eseguire una semplice azione (come sedersi ed alzarsi da una sedia); l’insegnante guida con le sue mani questo movimento e cerca di far render conto all’allievo in che modo sta usando il suo meccanismo primario. Alexander scoprì, infatti, che dalla coordinazione di collo-testa-schiena (controllo primario) dipende la libertà e l’equilibrio del movimento generale. L’insegnante quindi incoraggia l’allievo a non reagire impulsivamente allo stimolo di fare qualcosa e lo guida nel compiere quell’azione con piú libertà, coordinazione e controllo utilizzando il pensiero durante l’azione. Questa è la cosa più importante, fermarsi e pensare durante l’attività, non prima e dopo. Quando siamo in grado di mantenere questo pensiero senza cadere nelle abitudini di sempre, allora possiamo cimentarci in attività più complesse mantenendo l’espansione ed elasticità.

Ensemble di Fisarmoniche Classiche “Victoria”

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L’ “Ensemble di fisarmoniche classiche Victoria” affronta un repertorio estremamente vario ed originale, di compositori classici (Bach, Chačaturian, Vivaldi, Čajkovskij, Mozart), e contemporanei (Piazzolla, Bagdonas, Tamulionis, Zolotarjov, Balsys, Götz …). Appartenenti a scuole peraltro assai diverse, sono autori - questi ultimi - tutti straordinariamente attenti allo sviluppo tecnico-estetico della fisarmonica e capaci di esprimere, contemplando brani modali, tonali e dodecafonici, sonorità particolarissime, “fisarmonicisticamente avanzate”. È qui in definitiva che si costituisce l’ossatura del repertorio dell’ensemble “Victoria”.
L’ensemble ha iniziato la propria attività concertistica nel 1996, presentandosi al pubblico anche come quintetto, sestetto e settimino con apparizioni e affermazioni in rassegne e concorsi di livello nazionale e internazionale.

Dall’estate 2006, si propone al pubblico in formazione di quartetto i cui componenti sono : Stefano Bragagna, Michelangelo Felicetti, Matteo Paoli e Alessandro Zambaldi.

Articolo tratto dal sito: Ensemble di fisarmoniche classiche Victoria

Amoriental, una fisarmonica molto particolare.

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Questa fisarmonica particolare chiamata Amoriental è stata costruita da Thierry Bènètoux. La particolarità più rilevante di questo strumento è il poter suonare sia con il metodo occidentale per semitoni che per quarti di tono (come per il Garmon) per così poter eseguire le scale orientali. Per saperne di più vi invito a visitare direttamente il sito di Thierry Bènètoux: www.accordeon-thierryb.com.

Per sentire come suona e come funziona (la spiegazione è in francese) basta andare a questi link:

Reportage accordéon Amoriental 1
Reportage accordéon Amoriental 2
New Accordéon Oriental 

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