Art Van Damme: una vita “improvvisata”.
Febbraio 19, 2010 cultura, fisarmonica, musicisti 4 CommentsIl 15 febbraio 2010 si è spento il padre della fisarmonica jazz Art Van Damme.
Lo ricordo con questo articolo tratto da Jazzitalia e scritto da Renzo Ruggieri e Gianluca Casadei.
Art Van Damme, ancora in piena attività nonostante l’età non più giovanissima, resterà certamente alla storia della fisarmonica come uno dei più grandi talenti di sempre in grado di confrontarsi senza timori con schiere di eccelsi musicisti, tanta è infatti la sua capacità di stupire e di affascinare con la sua bravura generazioni di appassionati di jazz.
Fisarmonicista statunitense di origine belga nato nel 1920 e cresciuto a Chicago, impara a suonare sullo strumento di marca Victrola di suo padre e si segnala presto come un vero enfant prodige. Il musicista a cui fin da adolescente si ispira è in particolare Benny Goodman (Benjamin David, Chicago, 30 mag 1909 - 20 giu 1986) i cui assoli trascrive e adatta per la fisarmonica e a cui verrà spesso in seguito accomunato per la comune origine di studi classica, la straordinaria tecnica e la creatività nell’improvvisazione.
Inizia la sua carriera come solista alla fine degli anni Trenta, si esibisce in diverse formazioni per poi passare al duo, al trio, al quartetto e al quintetto verso la metà degli anni Quaranta. Nel quintetto, la sua formazione preferita, la fisarmonica è affiancata da vibrafono (il fedele Chuck Calzaretta), chitarra, contrabbasso e batteria. Dice più tardi a proposito: “Quando ero al liceo iniziai a suonare in trio con fisarmonica, chitarra e contrabbasso e con questo gruppo suonammo nei clubs per un paio d’anni. Poi aggiunsi un altro fisarmonicista ma non ero soddisfatto: optai per sostituirlo allora con un vibrafono e l’esperimento funzionò, qualche tempo dopo introdussi anche la batteria: sentivo che finalmente questo era il suono con cui continuare“.
Con il quintetto Art Van Damme sigla un importante contratto discografico con la Capitol Records, realizzando nel periodo dal 1952 al 1965 circa una dozzina di album tra cui The Van Damme Sound, Martini Time e The Art of Van Damme.
Il suo stile, a tratti dirompentemente bop, ha influenzato certamente il suono di decine e decine di fisarmonicisti jazz venuti dopo di lui: è stato Van Damme il primo, ad esempio, ad usare con continuità registri timbrici più ovattati come il cassotto, rispondendo ad una personale e precisa ricerca stilistica e sonora.
Ha inciso qualcosa come quaranta album ed i referendum della rivista specializzata Down Beat lo vedono dominare la scena per dieci anni di fila nella speciale categoria degli strumentisti vari. Ha tenuto concerti alla Radio, alla Tv e un po’ ovunque, dal Desert Inn a Las Vegas, al Blue Note a New York, ancora al Disney World in Florida, è stato invitato a suonare in Europa almeno una quarantina di volte. Nell’ultimo anno e mezzo (2005) ad esempio, è stato un paio di volte in Italia, ospite al Concorso di Fisarmonica i Benevento e recentemente al Jazz Accordion Festival di Pineto.
Van Damme ama ricordare che in più di cinquant’anni di carriera i molteplici e costanti impegni artistici gli hanno impedito di studiare al punto da aver suonato a casa propria complessivamente per un tempo non superiore alle sei ore.
Un critico di lui ha scritto una volta che la sua mano destra corre con una velocità e una lucidità di tocco tali da sfidare i presunti limiti dello strumento riuscendo però, allo stesso tempo, ad enfatizzare i contorni lirici di una frase melodica. A questo aggiunge un buon controllo della pressione del mantice cosa che gli permette dare il giusto accento ad ogni nota che suona.
Curiosamente sulla fisarmonica è ancora convinto che non sia lo strumento jazz ideale: “Il fatto che noi fisarmonicisti abbiamo due tastiere controllate da un’unica forza è un problema. Mi riferisco in particolare al mantice che è la risorsa di entrambe le tastiere e che dovrebbe essere usato con lo stesso groove con cui soffiano nello strumento i trombettisti o i sassofonisti. Un pianista è libero di usare una o l’altra mano come più gli piace, cosa non permessa a noi fisarmonicisti…“.
Articolo tratto da Jazzitalia.
Ciao Art!